DIXY’S - Guinzaglio: da strumento di controllo a canale di comunicazione
Testimonianze indicano che era utilizzato sin dall’antichità. Ma quali sono i modelli migliori sia per il cane sia per chi conduce?
Oltre 5.000 anni fa, i Sumeri furono tra i primi a testimoniare l'uso del guinzaglio. Oggi, di fronte a modelli pensati per gestire il cane che tira, vale la pena porsi due domande: perché accade e cosa comunichiamo attraverso questo strumento?
Il cane esplora l'ambiente con l'olfatto: un odore può spingerlo ad avanzare, ma la trazione nasce anche da eccitazione o paura. Una ricerca dell'Università del Queensland (Shih e colleghi, 2020) ha misurato le forze in gioco: chi conduce contribuisce alla tensione, trasmessa al corpo del cane tramite collare o pettorina.
Accorciare il guinzaglio, cambiare direzione o fermarsi sono segnali fisici che il cane impara a riconoscere; a sua volta, fermandosi o tirando, ci invita a cogliere cosa lo attira o lo mette a disagio. Un dialogo fondamentale che non tutti i modelli favoriscono.
Nel retrattile, la libertà di avanzare può interrompersi bruscamente quando il meccanismo viene bloccato, rendendo contraddittori i segnali trasmessi al cane. In quelli a tracolla, le mani libere incoraggiano a distogliere l'attenzione, proprio quando servirebbe cogliere i suoi movimenti.
La scelta del guinzaglio non deve partire dalla comodità umana, ma da una domanda: quanto ci permette di comunicare, ascoltare e guidare il cane in sicurezza?