EPINUTRACELL - Il nostro dna non è il nostro destino
Epigenetica e stile di vita: una bussola per la salute, ossigeno per la vita.
“Amo sempre dire - ed è una cosa importantissima - che la medicina è una. E si basa sulla fisiologia umana. Non è una scienza perfetta, perché noi non siamo ingranaggi ma un sistema biologico vivente omeo-dinamico. Nulla in natura è fisso e ripetibile, le nostre emozioni, quello che mangiamo, le sostanze chimiche o gli inquinanti che respiriamo, influiscono sulla nostra biologia. Oggi si parla di biologia quantistica e di entanglement e quindi abbiamo bisogno di un approccio integrato e personalizzato. Medicina e prevenzione delle ‘4P’: personalizzato, preventivo, preventivo e predittivo, partendo dai reali rischi congeniti e costituzione dalla nascita”.
A parlare è Giorgio Terziani, imprenditore, divulgatore scientifico, appassionato studioso di salute umana, nonché persona capace di intuire le potenzialità dell’epigenetica oltre 20 anni fa.
“Basta una semplice mancanza di acidi grassi essenziali a cambiare la permeabilità delle nostre cellule e le informazioni che arrivano al Dna al fine della produzione di proteine. Ed è proprio questo che fa la medicina funzionale: considera tutti i parametri che incidono su un essere umano come sistema vivente che si nutre, pensa, vive, è sottoposto a stressori di varia natura. Per comprendere tutto questo basta semplicemente tornare alla fisiologia e pensare a cosa siamo e come funzioniamo”.
“L’epigenetica ci pone davanti a una rivoluzione di portata vastissima e la medicina funzionale la abbraccia in toto, perché consente di leggere i fattori di rischio in maniera efficace e realizzare un vera prevenzione primaria. Non si aspetta che la malattia insorga per applicare un protocollo: si va alle cause di squilibrio prima che degenerino. Perché ciò che chiamiamo salute è un equilibrio: se lo perdiamo, il sistema ce lo segnala sotto forma di patologia. Per mantenere questo equlibrio, la lettura dei fattori ambientali è condicio sine qua non”.
In questo contesto si inserisce SDrive, un test straordinario, l’unione di biofisica e intelligenza artificiale. “Ci consente in soli 5 minuti di avere un’istantanea di tutto il nostro organismo. Una mappatura dei fattori epigenetici. Lacune di minerali, vitamine, amminoacidi e antiossidanti, da cui - spiega Terzani - possiamo comprendere se siamo in stress ossidativo o se l’infiammazione sta salendo. Possiamo avere un quadro chiaro dei fattori che potrebbero condizionare la sintesi proteica, del metabolismo degli zuccheri, dell’idratazione cellulare. Quel che è importantissimo, è la capacità di SDrive di leggere cosa servirebbe ad una cellula e cosa potrebbe danneggiarla e quindi elementi difficilmente riscontrabili come metalli pesanti, sostanze chimiche, campi elettromagnetici, riattivazioni virali, o presenza di batteri, muffe, spore, funghi”.
Questa tecnologia non è uno strumento di diagnosi che può fare solo un medico ma una sorta di bussola per comprendere quali sono i fattori epigenetici che possono condizionare la qualità e funzionalità delle cellule relative a quella persona.
“Per fare capire la rilevanza di tutto questo - prosegue Giorgio Terziani - basti pensare che il bisfenolo A, presente spesso nella plastica, è un interferente endocrino al pari di Pfas e pestidici; una donna che desidera un figlio potrebbe individuare questi fattori e ripulire l’organismo per evitare optenziali danni del neurosviluppo. SDrive legge tutti i sistemi del corpo, cerebrale, adrenergico, cardio vascolare, immunitario, endocrino, muscolo scheletrico, legge sonno ed emozioni. È un alleato straordinario per il medico, perché gli consente di unire i puntini capire a quali esami sottoporre il paziente. Dona una profondità unica per migliorare l’anamnesi”.
Da qui il medico e professionista potrà, poi, utilizzare tutti gli altri sistemi di diagnosi. Ma come fa a leggere tutto questo? “Noi abbiamo un biomarcatore eccezionale nell’organismo, il capello, la nostra ‘chiavetta Usb’. Il capello è parte del sistema tegumentario, è un supporto sensoriale, i follicoli sono a contatto con il derma: esso archivia tutto”.
E poi, l’ossigeno. “È singolare che ci parlino dell’ossigeno solo in fin di vita, perché è la molecola che ci tiene vivi e dovremmo occuparcene sempre - sottolinea Terzani - Nel 2019 Kaelin, Ratcliffe e Semenza hanno vinto il Nobel proprio per aver individuato il meccanismo con cui le nostre cellule rispondono alle variazioni di ossigeno. Ma già altri scienziati, fra cui Otto Warburg ci hanno segnalato quanto la corretta ossigenazione delle cellule sia fondamentale per evitare degenerazioni cancerose. L’ipossia, la mancanza di ossigeno, è alla base della patologia. L’ossigeno è anche coinvolto nei processi di stress ossidativo che costituiscono il nemico primario della salute. Poi c’è il problema, da non sottovalutare, dell’ischemia riperfusione: se non arriva la adeguata quantità di ossigeno al microcircolo non c’è la riperfusione ottimale e abbiamo un problema ischemico”.
Infine, due fattori importanti. “Più l’inquinamento è pervasivo - ricorda Terzani - più si riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno. Gli errati stili di vita e gli effetti dell’inquinamento si possono tradurre in una riduzione di biodisponibilità di ossigeno, macronutrienti e micronutrienti utilizzabili per far fronte alle esigenze vitali e possono portare potenzialmente all’instaurarsi di malattie a decorso acuto e cronico.
Oggi i nutraceutici possono aiutarci a modulare il giusto apporto di ossigeno. Fra questi, ve n’è uno che fa un vero e proprio miracolo: da un lato, dà alle cellule il giusto apporto di ossigeno e dall’altro combatte lo stress ossidativo”.
“Questo prodotto straordinario si chiama CellFood, esiste da decine di anni perché è frutto del brevetto di Everett Storey e dona ossigeno on demand. Ovvero, solo quanto serve al corpo. CellFood è un integratore alimentare colloidale che contiene 78 oligoelementi in tracce, 34 enzimi, 17 amminoacidi, è composto da sostanze naturali, pure e atossiche, in particolare alghe della specie Lithothamnium calcareum, che vengono estratte senza alcun processo chimico. Usa l’acqua del corpo per scindere le molecole in ossigeno e idrogeno e renderle disponibili in modo illimitato per le cellule, solo per quanto serve all’organismo. Nessun integratore puù vantare di curare o sostituire un farmaco o la cura di un medico di comprovata competenza e esperienza - ricorda - ma la nutraceutica serve a integrare le carenze o azione antiossidante. In questo caso modulare il consumo di ossigeno a livello cellulare e mitocondriale”.
“Per citare due importanti studi - sottolinea - porteremo quello di Università Vita e Salute San Raffaele Milano, Università di Milano, Università di Urbino, Università di Siena, che ha dimostrato in vivo e in vitro come CellFood migliori il metabolismo respiratorio delle cellule endoteliali e inibisce la generazione di Ros, le specie reattive dell’ossigeno. Altri ricercatori, tra cui Serena Benedetti e Franco Canestrari, hanno confermato in vitro la capacità di CellFood di contrastare lo stress ossidativo”.