MALATTIE RARE E GENETICA - Dalla diagnosi alle terapie mirate
Il percorso terapeutico presso la Struttura Complessa di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti dell’azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dalla professoressa Silvia Deaglio
La malattia di Anderson-Fabry è genetica ed è legata a un gene ospitato sul cromosoma X che. I pazienti con questa malattia mancano di un enzima chiamato a-galattosidasi A, con conseguente accumulo di un materiale sfingolipidico in varie cellule dell’organismo. Nel tempo il danno diventa irreversibile, provocando l’insufficienza funzionale di diversi organi e, in età adulta, porta a una prognosi severa.
Come quella di Anderson-Fabry, anche la malattia di Pompe è classificata tra le malattie genetiche rare da difetto enzimatico. Le persone che soffrono di questa patologia infatti, sono carenti di un enzima chiamato alfaglucosidasi acida o maltasi acida. La malattia viene trasmessa al bambino da due genitori portatori sani di un difetto genetico, una modalità di trasmissione che i genetisti definiscono come autosomica recessiva. La malattia, che può presentarsi con livelli di gravità diversi, provoca una debolezza muscolare che si aggrava nel tempo e causa spesso problemi respiratori.
Perché ne parliamo? Perché per queste due patologie sono oggi disponibili terapie mirate, principalmente basate sulla somministrazione dell’enzima mancante unito a proteine che lo “accompagnano” nelle sedi del corpo dove deve funzionare. Per accedere a queste terapie è necessaria una diagnosi genetica accurata . Presso i laboratori della Struttura Complessa di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dalla professoressa Silvia Deaglio, ordinaria di Genetica Medica, è stato messo a punto un percorso di diagnosi genetica delle malattie rare che possono portare il paziente all’insufficienza d’organo, tra cui anche la malattia di Anderson-Fabry e di Pompe. “Attraverso test genetici basati sulla lettura dell’intero esoma, ovvero di tutti i nostri geni, è possibile accertare la causa molecolare della malattia, o escluderne una componente monogenica. Dare una diagnosi al paziente è molto rilevante per il corretto inquadramento e per l’impostazione delle terapie migliori, che oggi - sempre più spesso - sono mirate a correggere il difetto genetico”.
“Quando si fa la diagnosi di una malattia genetica - prosegue la professoressa Deaglio - un secondo aspetto fondamentale è offrire il test genetico ai familiari di primo grado, il cosiddetto ‘test genetico a cascata’. Pertanto, se un paziente risulta affetto da una malattia rara ereditaria, è importante informarlo del fatto che i suoi genitori, fratelli e figli possono anche loro beneficiare del test genetico. Questo può consentire di iconoscere per tempo l’esistenza della malattia anche in famigliari che non hanno ancora manifestazioni cliniche, consentendo di trattare la malattia in maniera efficace prima che si verifichi il danno d’organo. Infine, la diagnosi genetica consente una pianificazione familiare informata e garantisce l’accesso alla diagnosi prenatale e potenzialmente pre-impianto”.
Il laboratorio di Torino non si occupa solo di malattie da accumulo, come l’Anderson-Fabry e la Pompe, ma più in generale delle patologie che possono portare a un danno d’organo, potenzialmente curabile con il trapianto. Alcuni numeri. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Orphanet Journal of Rare Diseases”, in Italia un paziente su cinque arriva al trapianto di organo senza una diagnosi definitiva. Indagando anche sulle cause che portano all’intervento, si è rilevato che su 128 patologie prese in esame in ben 117 casi si trattava di malattie rare. Le malattie rare, definite tali quando colpiscono una persona ogni 2.000 circa, rappresentano ancora oggi una grande incognita e spesso danno origine a vere e proprie odissee diagnostiche con cure non sempre disponibili o alla portata di tutti. “Negli ultimi vent’anni - conclude la professoressa Deaglio - sono stati fatti enormi passi in avanti in questo ambito, è cambiato il modo di sequenziare il Dna e si sta cercando di tradurre la conoscenza in azione per realizzare farmaci che trattino in maniera mirata i difetti specifici. Ogni anno si mettono a punto nuove cure ma va ricordato che le malattie rare hanno un ‘mercato’ per così dire piccolo, per cui è difficile avere la disponibilità di nuovi farmaci con cui organizzare sperimentazioni cliniche e raccogliere dati in maniera sistematica”.