Cardiochirurgia per i bambini e gli adulti
Enormi gli avanzamenti tecnologici per diagnosi e interventi: i professori Gargiulo e Pacini del Sant’Orsola di Bologna spiegano lo stato dell’arte
Tra le eccellenze italiane in ambito cardiochirurgico, la struttura di Cardiochiurgia pediatrica e dell’età evolutiva dell’AOU Sant’Orsola tratta tutte le patologie cardiache congenite del neonato, del bambino e dell’adulto. “Ben otto bambini su 1.000 nati vivi nascono con una cardiopatia congenita - specifica il professor Gaetano Gargiulo, direttore della Cardiochirurgia pediatrica - e il 40% necessita un intervento alla nascita per scongiurare gravi problemi di sopravvivenza. Fortunatamente oggi possiamo avvalerci dei progressi compiuti negli ultimi 20 anni nel campo della diagnostica, nel campo delle biotecnologie, nello sviluppo di nuove tecniche chirurgiche e rianimatorie.
La diagnostica è sempre meno invasiva e molto più accurata, lo sviluppo dell’ecografia ha permesso di avere diagnosi molto precise anche in epoca fetale con il vantaggio di poter programmare la nascita di questi bambini in Centri come il nostro, dove è presente la Cardiochirurgia pediatrica e in cui è possibile trattare il neonato nei primi giorni di vita”.
Altri grandi vantaggi derivano dalle biotecnologie.
“Basti pensare all’utilizzo di materiali sempre più biocompatibili per la circolazione extracorporea con una riduzione delle problematiche infiammatorie - prosegue il professor Gargiulo - una condizione che può fare la differenza soprattutto nella chirurgia neonatale. L’evoluzione ha riguardato anche le tecniche chirurgiche, sempre meno invasive, che permettono una correzione sempre più completa, e le tecniche di anestesia e rianimazione che ci consentono di intervenire anche su neonati di basso peso. Tutte queste innovazioni hanno comportato risultati, in termini di sopravvivenza, fino a pochi anni fa impensabili e oggi la percentuale di bambini operati con successo supera il 95%”.
“In cardiochirurgia oggi compiamo interventi impossibili fino a una decina di anni fa su pazienti con severe patologie associate - evidenzia il professor Davide Pacini, direttore dell’UO di Cardiochirurgia del Policlinico di Sant’Orsola - Oggi anche in soggetti ultraottantenni affetti da insufficienza renale o respiratoria è possibile trattare alcune patologie cardiache con tecniche chirurgiche innovative abbassando il rischio chirurgico. L’innovazione tecnologia gioca un ruolo fondamentale: la disponibilità di apparecchiature e macchinari sempre più sofisticati riduce l’invasività degli interventi. Nell’ultimo decennio sono state sviluppate le tecniche chirurgiche trans-catetere grazie alle quali eseguiamo interventi di sostituzione valvolare senza utilizzo della circolazione extracorporea e, nella maggior parte dei casi, senza necessità di aprire il torace ma effettuando solo una piccola incisione a livello inguinale”.
Di pari passo sono state perfezionate tecniche di protezione cardiaca e cerebrale negli interventi cardiochirurgici più complessi: “Nell’ambito della cardiochirurgia tradizionale operiamo a cuore fermo - continua il professor Pacini - ma per fare questo è necessario interrompere l’afflusso di sangue al cuore, rischiando seri problemi a livello miocardico. Tali problemi sono scongiurati dalla somministrazione di una speciale soluzione chiamata ‘cardioplegia’ che protegge l’organo durante l’intervento.
Quando l’intervento riguarda anche l’aorta, il vaso arterioso più importante che abbiamo, può essere necessario sospendere tutta la circolazione del corpo compresa quella cerebrale, col rischio di un insulto ischemico agli organi splancnici, al cervello e al midollo spinale. Grazie allo sviluppo odierno di tecniche di protezione d’organo e di protezione cerebrale possiamo eseguire tali interventi con risultati estremamente buoni”.
BOLOGNA
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