Ginocchio, le frontiere della rigenerazione
Il professor Zaffagnini all’Istituto Rizzoli di Bologna è all’avanguardia per gli interventi biologici
Aumentano notevolmente gli impianti protesici al ginocchio e in contemporanea i casi problematici dopo tali interventi, con richieste di nuova operazione perché l’impianto non ha dato i risultati sperati. È da queste evidenze che muove il professor Stefano Zaffagnini, direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica II dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e docente all’Università, per evidenziare “la complessità che caratterizza l’articolazione del ginocchio”. Una condizione che “dovrebbe indurre a individuare tutti gli interventi biologici rigenerativi possibili, prima di procedere con un impianto. E, nel caso che questo sia necessario, è fondamentale fornire tutte le indicazioni corrette relativamente all’intervento”.
Sottolineature che giungono da un Istituto all’avanguardia nel trattamento dell’articolazione del ginocchio e in cui gli interventi conservativi e rigenerativi sono di frontiera. “Siamo tra i centri che annoverano il maggior numero di trapianti di menisco”, esemplifica il professor Zaffagnini, che ha all’attivo innumerevoli interventi, anche su ragazzi cui il menisco era stato tolto e su persone che oggi possono dire aver convissuto più anni con il menisco del donatore che con il proprio. Altrettanto importanti sono le “ricostruzioni legamentose che realizziamo, con la necessità di garantire un’ottima stabilità o addirittura la revisione dopo averlo già operato una prima volta”. Interventi che salvano dall’impianto della protesi e che, se ben eseguiti, possono anche escludere la necessità della protesi nel tempo.
Ulteriore frontiera, quella legata all’uso delle cellule staminali da sangue e da grasso. “A breve consegneremo al ministero della Salute uno studio che sdogana l’uso delle cellule del grasso - sottolinea il professionista - come metodica sicura e stabile per ottenere un miglioramento sintomatologico in presenza di cartilagine lesionata nel ginocchio. La ricerca condotta - prosegue - evidenzia che l’inserimento di tali cellule nella zona lesionata consente al paziente di percepire minor dolore e migliora la condizione della parte”. Certo, “la cartilagine non si rigenera, ma il trattamento permette di ritardare l’intervento per l’impianto protesico”, conclude il professor Zaffagnini.
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