La centralizzazione della rete salva dall’ictus
“L’età non conta - sottolinea il dottor Andrea Zini - L’anziano con autonomia pregressa può tornare alla normalità”
Non sarà mai sottolineato abbastanza: tutelare il bene della sanità pubblica è importante per dare accesso a cure di qualità a tutte le persone. Un esempio d’eccellenza nella sanità pubblica emiliana è rappresentato dal protocollo che veicola persone colpite da ictus presso la Neurologia e Rete Stroke metropolitana dell’Ospedale Maggiore di Bologna, reparto che ha per direttore il dottor Andrea Zini. Patologia tempo-dipendente in grado di distruggere ogni minuto 2 milioni di neuroni, l’ictus va trattato con massima celerità secondo un approccio che affianchi trattamento farmacologico ed endovascolare. Al tradizionale protocollo “drip and ship”, in cui il paziente viene trasferito nell’hub geograficamente più vicino, a Bologna si è preferita la modalità “mothership”, che veicola ogni caso di ictus da paziente con autonomia pregressa all’Ospedale Maggiore. “In Italia, l’interazione tra terapia farmacologica mediante trombolisi, la terapia endovascolare e un celere ricovero in un ambiente dedicato hanno ridotto la mortalità per ictus del 30% - evidenzia il dottor Zini - riducendo le possibili disabilità e consentendo una migliore e più veloce riabilitazione anche in soggetti anziani. Oggi abbiamo ‘cartucce’ insperate fino a 15 anni fa, soprattutto per l’ictus ischemico. Mediamente, riportiamo tra il 40 e il 70% dei pazienti all’autonomia nell’arco di tre mesi”. Buona parte di questi risultati sono riconducibili al lavoro di squadra della Rete Stroke metropolitana coordinata da Zini: tutti gli ospedali dell’hub di Bologna hanno perciò aderito a una centralizzazione che fa capo all’ospedale Maggiore, in grado di reggere perfino l’inatteso urto del Covid-19. “Abbiamo confrontato il numero di ricoveri e trattamenti di marzo-aprile 2019 e 2020 - conclude Zini - constatando che il modello ‘mothership’ ha retto all’emergenza e, anzi, i pazienti sottoposti a trattamenti quest’anno sono addirittura aumentati. La ragione sta in un lavoro di squadra che abbraccia 118, pronto soccorso, neuroradiologia, anestesisti e, ovviamente, la Stroke Unit, e quindi neurologi, infermieri, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, psicologi e consulenti dedicati”.
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