La medicina rigenerativa per contrastare la calvizie femminile
La dottoressa Chiara D’Aloja illustra il protocollo medico “Rigenera”, utilizzato per bloccare la caduta dei capelli e per recuperare un normale rinfoltimento
La perdita dei capelli, oggi, è fonte di forte preoccupazione non solo per gli uomini, ma anche per le donne. Basti pensare che i problemi di calvizie, o alopecia androgenetica, interessano l’80% dei maschi e oltre il 50% delle femmine, con un’incidenza che si innalza con l’avanzare dell’età. La medicina ha fatto passi da gigante per contrastare il fenomeno, percepito sempre più da un punto di vista psicologico e sociale. Tra questi, un posto di primo piano spetta all’innovativo metodo “Rigenera”, capace di bloccare la caduta dei capelli e di recuperare un normale rinfoltimento in termini di densità e di spessore, attraverso la rigenerazione dei capelli stessi. Una metodica di medicina rigenerativa che la dottoressa Chiara D’Aloja utilizza da tempo per contrastare il diradamento dei capelli e il loro assottigliamento in particolar modo nelle donne. Le cause di natura genetica e ormonale dell’alopecia possono essere acuite da ulteriori fattori, quali per esempio una dieta non equilibrata, disordini della tiroide, stress psicofisico, esposizione al sole o stati carenziali.
Nelle donne si manifesta prevalentemente in due fasi della vita, che presentano tipiche alterazioni ormonali: tra i 25 e i 40 anni, in cui spesso una donna è in stato di gravidanza e allattamento, e tra i 50 e i 65 anni, a cavallo cioè dell’età della menopausa.
“Rigenera” è una tecnica di rigenerazione tissutale in cui il paziente stesso è donatore e ricevente delle sue stesse cellule. Da una regione nascosta dietro l’orecchio - che pertanto non risente dell’influenza negativa degli ormoni sulla ricrescita dei capelli - si esegue un prelievo di tessuto, che viene sottoposto a un immediato processo meccanico di disgregazione che, grazie al sistema “Rigenera”, lo riduce in frammenti di 50 micron. Diluiti in soluzione fisiologica, i micro-innesti ottenuti vengono subito re-iniettati nelle aree del cuoio capelluto interessate dal diradamento con l’utilizzo di un ago sottilissimo.
“Su ogni singolo paziente - spiega la dottoressa D’Aloja - è necessaria una accurata valutazione clinica e anamnestica per valutare l’idoneità al trattamento e ottenere risultati ottimali. La metodica non prevede l’utilizzo di farmaci: si iniettano precursori staminali che vanno a stimolare i follicoli, agendo sulla rigenerazione dei tessuti e sulla loro rivascolarizzazione”.
Il trattamento è mininvasivo, eseguito ambulatorialmente in anestesia locale e in un’unica seduta, praticamente indolore e con una immediata ripresa della vita sociale.
Fattore, quest’ultimo, particolarmente significativo: “Rinvigorendo la capigliatura - conclude la dottoressa D’Aloja - si migliora la qualità della vita in senso lato, perché l’impatto psicologico della perdita dei capelli è molto significativo, soprattutto nelle donne. Quello che conta, però, è affidarsi a mani esperte, unica vera garanzia di sicurezza e di successo”.
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