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LO SPORT? EMOZIONE ALLO STATO PURO

Linus, classe 1957. Deejay, scrittore e amante dell’attività fisica, la corsa in modo particolare. Ritratto di uomo “poligamo per natura”

È il 18 aprile 1976 quando Linus, all’anagrafe Pasquale Di Molfetta, debutta in una piccola emittente radiofonica privata. Passano pochi anni e approda a Radio Deejay di cui diventa, prima, voce simbolo e, poi, direttore artistico.
Lo conosciamo perchè è uno dei deejay più famosi d’Italia.

Un volto noto, che ama la scrittura, la lettura, il cinema. E lo sport, una passione che consente il contatto con se stessi, di percorrere con consapevolezza i passi che conducono al risultato. Perchè ciò che conta è quel percorso virtuoso che tanto ha da insegnare, che permette di costruire e di non accontentarsi, per continuare a scoprire. O riscoprire. Noi stessi.
Ecco l’intervista che ci ha concesso.

Nel tuo libro “Parli sempre di corsa” hai raccontato la nascita di una passione che ti ha sconvolto la vita, migliorandola radicalmente. Che cosa rappresenta, per te, lo sport?

“Inizialmente era una passione che ne sostituiva un’altra, cioè la radio, che nel frattempo era diventata un lavoro. Poi è diventato un’ossessione, come succede a tutti quelli che lo scoprono in età adulta.
Ora è la mia zona di comfort, quella che mi permette di essere solo me stesso. E solo con me stesso”.

Corsa e maratona di New York, ma anche bici e nuoto. Passione, ma forse anche sfida con te stesso? Orgoglio di tagliare il traguardo?

“Ci ho pensato molte volte, alla fine ho capito che il piacere sta nella corrispondenza tra impegno e risultati. Quello che fai giorno dopo giorno costruisce sempre qualcosa di buono. È quasi una scienza esatta, molto diversa dalla vita di tutti i giorni.
Ovviamente il segreto è nel porsi traguardi che siano alla portata e non vivere con l’angoscia della prestazione. Ma è bellissimo il percorso che prepara all’evento, le settimane di allenamenti che gradualmente si smarcano”.

Sport e musica sono tue grandi passioni. Che rapporto c’è tra questi due elementi? “Credo sia nella capacità di riportarmi sempre a una dimensione adolescenziale. Se ascolto un disco o se mi metto i pantaloncini per correre non sono più quello sulla carta d’identità, ma sono il ragazzino che sopravvive dentro ognuno di noi. È emozione allo stato puro”.

Hai un terzo amore, la scrittura... “Se è per questo ne ho anche molti altri: mi piace dipingere, mi piace leggere, adoro il cinema... Sì, sono un ‘poligamo’ per natura. Però alla fine si tratta sempre di forme di comunicazione. Mi piace raccontare, soprattutto. E mi piacciono tutte le forme espressive che me lo permettono. Certo, alcune mi riescono meglio di altre...”. 

Passioni che hai trasmesso anche ai tuoi ragazzi?
“In parte, e più in maniera istintiva che voluta. Ognuno dei due mi somiglia in maniera diversa. Il grande ha preso la parte fisica, il piccolo quella caratteriale. Ma in tutti e due rivedo moltissimo di me, solo in meglio. Per fortuna. Mi secca ammetterlo ma ‘temo’ sia merito di mia moglie...”.

Con la mediofondo Deejay 100 e la storica Deejay Ten, che quest’anno si è svolta in una nuova forma per le regole anti Covid, la corsa diventa aggregazione. Che valore credi possa avere lo sport nella societa?? “Enorme, quando è spogliato di tutte le sovrastrutture economiche o di marketing. Purtroppo è uno strato sempre più spesso quello che lo nasconde, i ragazzi sono sempre più portati a credere che sia più importante il personaggio rispetto all’atleta. Invece ogni campione, ogni squadra, ogni successo ha dietro un percorso virtuoso che avrebbe molto da insegnare”.

Sport, musica, scrittura, gli anni che scorrono... E tu sempre più vitale ed energico. Ci riveli il tuo ingrediente segreto della tua ricetta di vita? “Ho un bel quadro in soffitta con il mio ritratto che invecchia per me... Ma a parte questo credo sia un mix di genetica e curiosità. Mia madre era una donna che ha sempre portato benissimo i suoi anni, e così siamo io e i miei fratelli. Soprattutto, però, è il vizio di non accontentarmi mai che mi ha fatto rimanere a galla in tutti questi anni. E adesso sto cominciando anche a nuotare...”.

LA CORSA CHE CAMBIA LA VITA

Che cosa succede nella mente, nel cuore e nell’anima di Linus quando si allontana dalla musica per uscire a fare una corsa? Il famoso deejay lo ha raccontato nel libro, intimo e autobiografico, “Parli sempre di corsa” (Mondadori, 2010). Un racconto che narra del nascere di una passione, ma anche di tabelle, carboidrati, scarpe nuove, della Maratona di New York. E ancora dell’ossessione per i chilometri misurati con estrema precisione, del cardiofrequenzimetro, di playlist e di quel senso di eroica fratellanza che accomuna i tanti sconosciuti che faticano insieme. Linus porta nella pagine del suo libro un universo personalissimo e avvincente, che l’ha cambiato nel profondo. “Parli sempre di corsa” è il racconto della nascita di
una passione che gli ha sconvolto la vita, migliorandola radicalmente, tanto da non poterne più fare a meno.

- Camilla Zanetti -

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