Malattie digestive: l’importanza dell’expertise
Numeri elevati di interventi eseguiti equivalgono a risultati migliori. Lo conferma il professor Gilberto Poggioli
In Italia sono circa 200 mila i casi registrati di pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche dell’intestino. I numeri sono però in crescita, e non solo nel nostro Paese. Da Usa, Nord America ed Europa mediterranea, le malattie interessano ora anche Cina e mondo orientale, con qualche primo caso in Africa, presumibilmente per l’occidentalizzazione degli stili di vita e del regime alimentare. A spiegarlo è il professor Gilberto Poggioli, ordinario di chirurgia all’Alma Mater - Università di Bologna e direttore del Centro di Chirurgia del Tratto Alimentare del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Il centro è diventato un riferimento regionale e nazionale nel campo delle malattie croniche intestinali, per la chirurgia laparoscopica delle malattie benigne e maligne dell’intestino e per la chirurgia conservativa della malattia di Crohn. Al core, si aggiungono la chirurgia bariatrica e funzionale, eseguite con team multi-professionali. “Negli ultimi 30 anni - racconta il professore - c’è stata una rivoluzione nel campo delle chirurgia digestiva e oggi circa il 50% dei casi dovrebbe essere trattato in laparoscopia che, se eseguita con expertise, garantisce soprattutto una maggior qualità di vita del paziente nel post operatorio e la possibilità di intervenire su eventuali recidive”. Questo è fondamentale se pensiamo che i pazienti interessati dalle malattie infiammatorie croniche dell’intestino sono spesso giovani. L’expertise non è da sottovalutare, sottolinea Gilberto Poggioli, chirurgo dell’apparato digerente da 35 anni. “Non a caso, negli Stati Uniti e in Germania sono stati definiti numeri minimi di interventi che determinano l’eccellenza di un centro. La letteratura scientifica dimostra ormai che gli ospedali e i chirurghi con maggiori volumi sono anche quelli che riescono a ottenere i risultati migliori, proprio perché maturano esperienza. Le strutture, poi, sono quelle spesso dotate delle tecnologie più appropriate per affrontare gli interventi e le necessità dei pazienti. Anche in Italia sarebbe importante stabilire a livello centrale criteri minimi di expertise, che poi dovrebbero essere applicati dalle Regioni per identificare i centri più idonei”, conclude il professor Poggioli.
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