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Pma: nel nostro paese centri e tecniche ottimi

La responsabile del Registro nazionale Scaravelli: “Le donne si avvicinano alla Pma con un’età superiore di due anni rispetto alla media europea”

“Ottimi centri e ottima applicazione delle tecniche in Italia. Il Paese registra però l’età più avanzata in Europa delle donne che accedono a questa metodica e un gradiente piuttosto differenziato tra regioni quanto ad accesso alle cure rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale”.
È, in sintesi, lo stato dell’arte sulla Procreazione Medicalmente Assistita che traccia la dottoressa Giulia Scaravelli, ginecologa e farmacologa, responsabile del Registro Nazionale Pma e coordinatrice di un gruppo di lavoro multidisciplinare dell’Iss, l’Istituto superiore di Sanità, con competenze in epidemiologia, statistica, informatica, comunicazione e psicologia.
“L’istituzione del Registro, a seguito dalla legge 40 del 2004, ha costituito una svolta epocale - spiega Scaravelli - per la sua duplice funzione: sorveglianza sull’applicazione delle tecniche di Pma, per valutarne efficacia e sicurezza, mantenimento e aggiornamento delle autorizzazioni delle strutture in cui si applicano tali tecniche, in collaborazione con le Regioni. Sono, infatti, le Regioni ad autorizzare le strutture, le quali per esercitare debbono però essere iscritte al Registro istituito presso l’Iss”.


A garanzia degli utenti, dunque, sulla pagina web www.iss.it/rpma-dati-registro è disponibile l’elenco dei centri autorizzati e, per ognuno di essi, una scheda analitica che specifica l’anagrafica del Cento, i dati tecnici, il profilo, con le metodiche applicate e i dati d’attività.
“Le percentuali di successo della Pma in Italia sono buone, in rapporto alla media dell’età della popolazione che accede a tale opzione per poter avere un figlio”, illustra Scaravelli, elencando alcune credenze che debbono necessariamente essere sfatate per avere un’idea chiara di che cosa si intenda per Procreazione Medicalmente Assistita e delle opportunità che essa può offrire.
“Generalmente si pensa che con la Pma si può bypassare il fattore età per il concepimento di un figlio: non è assolutamente vero”, premette l’esperta. “I gameti invecchiano con noi, con un crollo drastico a 35 anni per le donne - sottolinea - A fronte di questa evidenza scientificamente incontrovertibile, l’età media delle donne italiane che si rivolgono alla Pma è di 36,7 anni e nel 30% di cicli l’età è superiore ai 40 anni”.
Anche nell’uomo i gameti invecchiano, con un’età di svolta oggi fissata a 45 anni. “Le ricerche hanno attestato, infatti, una correlazione tra partner ultraquarantacinquenne e maggiore abortività nelle donne giovani, oltre a un’incidenza maggiore di casi di autismo o sindrome autistica in bambini con padre con più di 45 anni”.
È fondamentale, quindi, una doppia azione “di informazione e prevenzione”, afferma Scaravelli. “Di informazione perché si sappia realmente quali sono i limiti e le opportunità della Pma, di prevenzione perché oggi il 50% dell’infertilità in Italia è data da infezioni trattabili e non trattate, sia nelle donne sia negli uomini. Bisogna educare al mantenimento della propria salute riproduttiva”.

Il trattamento di Pma - è inoltre importante ricordare - deve essere ripetuto, poiché ripropone lo stesso ciclo naturale che nell’essere umano ha una percentuale di successo del 30% circa. Dopo la diagnosi, il processo prevede, seguendo i protocolli della tecnica che si applica, la stimolazione ovarica della donna, l’intervento chirurgico per il prelievo degli ovociti, l’inseminazione in laboratorio, il trasferimento di embrione in utero per l’impianto, che avviene per l’appunto in media nel 30% dei casi. Altri embrioni sono congelati, affinché il trattamento possa essere reiterato.
 

 

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