TRICOPIGMENTAZIONE, L’INNOVAZIONE COMPLEMENTARE AI TRAPIANTI
Il know-how di Elisabetta Belfiore, pioniera del metodo in Italia, promosso a livello congressuale in tutto il mondo
Diradamento, alopecia o perdita dei capelli, si sa, sono fonte di disagio per quanti ne sono colpiti. La consapevolezza di non poter esibire una capigliatura folta ha, infatti, effetti devastanti sul piano psicologico sia negli uomini sia nelle donne, nelle quali il manifestarsi di problematiche del genere si è acuito negli ultimi anni e con risvolti pesanti sotto il profilo sociale e delle relazioni, visto che il timore di non avere un aspetto gradevole può sfociare nell’autoisolamento. La corsa verso cure, trattamenti e, in alcuni casi anche a protesi, dunque, diventa una scelta obbligata. Non tutte le soluzioni, però, specie per le donne, sono possibili, come, per esempio l’autotrapianto. Da un decennio, in aiuto ad alopecia, calvizie e diradamento c’è la tricopigmentazione, una tecnica risolutiva reversibile che consente di intervenire sul cuoio capelluto colpito dal problema, di migliorarne l’estetica e di fornire conforto psicologico a quanti vivono il trauma della perdita dei capelli. A spiegarne le peculiarità è Elisabetta Belfiore, tecnico tricologo e “pioniera” in Italia di un metodo innovativo, sicuro e risolutivo teso a creare un’illusione ottica sulla presenza dei capelli nelle zone in cui mancano. “Non è un tatuaggio - chiarisce - ma una simulazione ottica del capello che spunta”. Si ottiene utilizzando un ago specifico con pigmenti reversibili inoculati nello strato superficiale del derma del cuoio capelluto. L’effetto è coprente e nei calvi simula quello della capigliatura rasata. “Si tratta di una tecnica complementare o alternativa all’auto-trapianto che consente di amplificare il risultato estetico ottenuto con il trapianto e dà l’effetto di maggiore densità dei capelli”, spiega l’esperta, certa che il suo metodo, se ben eseguito, aiuti a superare il disagio psicologico derivato dalla caduta di capelli sia negli uomini sia nelle donne di qualsiasi età. Particolare attenzione è posta anche all’aspetto artistico con la riproduzione di linee frontali consone all’età anagrafi ca e nel rispetto dei cambiamenti morfologici che il viso subisce negli anni. Passione, impegno e la voglia di tendere una mano a chi una capigliatura folta non ce l’ha hanno fatto di Elisabetta Belfiore una dei massimi esperti di tricopigmentazione, tecnica che promuove a livello congressuale in tutto il mondo. Da specialista, Belfiore è stata l’unica a tenere un corso di alta formazione di dermopigmentazione del cuoio capelluto all’Università “Guglielmo Marconi” di Roma.
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