Trombosi VENOSA: cause e fattori scatenanti
Punto della situazione dalla professoressa Marzia Lugli, presidente del Collegio Italiano di Flebologia
La trombosi rappresenta un evento patologico che interviene a carico del sistema circolatorio o più raramente a livello cardiaco. È dovuta alla coagulazione del sangue all’interno di un vaso, arteria o vena, e può essere più o meno estesa. Per comprenderne la gravità occorre conoscere le funzioni del sistema circolatorio, formato da un settore arterioso e uno venoso. Il settore arterioso è deputato a portare il sangue ossigenato ai tessuti attraverso dei vasi, condotti, denominati arterie.
La trombosi a carico di una arteria porta un deficit di irrorazione di un distretto; se più arterie portano il sangue a quel distretto, il danno può essere minimo ma, se il sangue viene portato da quell’unica arteria, si verificherà la morte di tale area. Per alcuni organi (cuore o cervello), ciò prende il nome di infarto. Quando si tratta di arterie deputate a irrorare altre parti, quali gli arti, ciò prende il nome di ischemia. Anche l’ischemia a carico di un arto è grave, in quanto può causare dolore severo, ulcere cutanee, piaghe fino ad arrivare alla gangrena.
Il settore venoso è deputato a veicolare il sangue non ossigenato da organi o tessuti al cuore e da questi al polmone, per riossigenarsi nuovamente. Generalmente il trombo tende a formarsi in corrispondenza dei punti più lontani dal cuore, quindi negli arti, dove il flusso sanguigno è più lento (soprattutto nelle vene profonde da cui il termine trombosi venosa profonda). In virtù delle numerose vene di cui sono provvisti gli arti, l’ostacolo viene in genere superato ma non senza conseguenze acute (gonfiore delle gambe, tensione, dolore, infiammazione) o croniche. “Le conseguenze croniche si realizzano anche a distanza di anni - spiega la professoressa Marzia Lugli, presidente del Collegio Italiano di Flebologia - e sono più gravi, portando ad alterazioni della pelle e formazione di ulcere di difficile guarigione. Al fine di capire le conseguenze croniche occorre sapere che nella maggior parte dei casi il trombo all’interno di una vena si ricanalizza, cioè si riapre, ma lasciando a livello della vena un danno permanente”.
“Le vene infatti - prosegue l’esperta - sono dotate di pareti molto sottili e sono in grado di variare la loro dimensione in base alle diverse esigenze dell’organismo. Con la trombosi la parete diviene rigida e anelastica, ma ciò che più importa è che strutture molto importanti, presenti all’interno delle vene, chiamate valvole, vengono distrutte e, senza di esse, si realizza un disturbo circolatorio che può condurre alle complicanze prima citate”.
La trombosi è inoltre causa possibile di un altro terribile evento acuto: l’embolia polmonare che, nei casi più gravi, conduce all’arresto cardiaco. Il possibile ruolo lesivo della trombosi venosa è oggi ancora più evidente, in considerazione della sua importanza nella evoluzione negativa dei casi di infezione da Sars- Covid 19. I numeri della malattia sono veramente imponenti: 500.000 nuovi casi di trombosi venosa in Europa e metà di questi pazienti, spesso giovani, evolveranno negli anni verso forme gravi ed invalidanti di sindrome post-trombotica. Se un tempo i farmaci anticoagulanti e la calza elastica erano i soli mezzi terapeutici a disposizione, oggi le tecniche di ricanalizzazione precoce e tardiva della trombosi possono cambiare il decorso della malattia trombotica.
Certamente il rispetto di un adeguato stile di vita è fondamentale tanto nelle persone sane quanto in coloro che hanno già avuto una malattia trombotica. Tanti altri fattori entrano però in gioco quali: terapie ormonali, fumo, obesità, traumi e predisposizione genetica.
Fortunatamente oggi la prevenzione, la diagnostica tempestiva e i presidi terapeutici hanno rivoluzionato la gestione delle trombosi, in particolare grazie anche a soluzioni tecnologiche endovascolari mini-invasive, volte al trattamento a lungo termine di tali complicanze.